I ruggenti anni Venti: come Berlino riporta in vita gli anni ’20
Nove euro. È il prezzo massimo di uno degli oltre sessanta cocktail d’autore serviti questa settimana in più di trenta bar berlinesi. Dal 4 al 13 settembre 2026, la Berlin Cocktail Week ha vestito nuovamente la città con gli abiti dei ruggenti anni Venti, e chiunque abbia passeggiato per Mitte o Kreuzberg se ne sarà accorto. Abiti con le frange al bancone. Pianisti che suonano il ragtime come se gli ultimi cento anni non fossero mai esistiti. Un barista a Charlottenburg che serve il suo Gin Fizz con un gesto che ricorda più uno spettacolo di magia che il servizio di un cocktail.
Non è un caso. I Golden Twenties sono tornati ovunque, e Berlino ne ha più diritto di quasi qualsiasi altra città d’Europa.
Perché proprio Berlino non ha mai abbandonato del tutto gli anni Venti
La Berlino degli anni '20 era rumorosa, frenetica e piuttosto sfrenata. La città contava oltre 900 locali notturni registrati, più di Parigi e Londra messe insieme, e il famigerato Kroll-Oper, così come i minuscoli bar nei cortili interni, attiravano artisti, contrabbandieri e curiosi in egual misura. Un saggio del Bowdoin College descrive quanto questa immagine sia stata nel frattempo edulcorata. La realtà della Repubblica di Weimar non era solo cabaret e champagne, ma anche iperinflazione e tensioni politiche. Ciononostante, o forse proprio per questo, questa immagine è rimasta come modello culturale.
La Cocktail Week gioca consapevolmente su questa ambivalenza. Non si celebra la crisi, si celebra l’energia che ne è scaturita. Il concetto viene descritto in modo azzeccato come una sorta di macchina del tempo con un menu da bar. E sì, suona un po’ kitsch. Ma funziona comunque.
Lo speakeasy in realtà non è mai scomparso, ha solo cambiato indirizzo
La vera invenzione del periodo del proibizionismo non fu l’alcol in sé, ma la segretezza che lo circondava. Negli Stati Uniti sorsero decine di migliaia di bar illegali perché la vendita legale di alcolici era vietata. Secondo il Mob Museum, è stata proprio questa estetica, l’atmosfera di mistero, i segnali di riconoscimento alla porta, gli ingressi secondari nascosti, a dare origine al cocktail moderno come forma d’arte. I baristi dovevano ingegnarsi per rendere bevibile il pessimo acquavite di contrabbando. Da ciò è nata un’intera cultura.
Durante il periodo di Weimar, Berlino non aveva un divieto di alcolici, ma esercitava un fascino simile a quello del proibito. Locali per omosessuali, cabaret politici, sale da gioco: tutto esisteva in una zona grigia tra tolleranza e retate. La Red Bull Music Academy Daily ha descritto una volta la vita notturna berlinese di quel periodo come un caos organizzato, in cui ogni bar aveva la propria sottocultura. È proprio questa atmosfera che la scena dei bar odierna cerca di ricreare, solo che con l’aria condizionata funzionante e il pagamento con carta.
Chiunque si avventuri in uno dei bar partecipanti alla Cocktail Week se ne accorge subito: non si tratta solo del drink. Si tratta di una messa in scena. Luce di candela, tende di velluto, un buttafuori che prima di tutto chiede se si conosce la password. Piccolo spettacolo, grande effetto.
Dal tavolo da gioco al cloud: dove rivive oggi l’atmosfera del gioco d’azzardo degli anni Venti
Ma ai Golden Twenties apparteneva anche qualcos’altro oltre ai cocktail e al jazz. I saloni da gioco privati, spesso strettamente legati ai night club, erano parte integrante di quell’epoca. Tavoli da roulette sotto i lampadari, partite di baccarat nelle stanze sul retro, il leggero ticchettio delle fiches come colonna sonora della notte. Questa estetica è ormai diventata essa stessa un oggetto da collezione. Al mercatino dell’usato vintage del Ballhaus Berlin compaiono regolarmente vecchie ruote della roulette, set di fiches in stile Art Déco e carte da gioco proprio di quel periodo, spesso come oggetti decorativi per collezionisti piuttosto che come strumenti di gioco.
È proprio qui che la nostalgia incontra il presente. Molti berlinesi che cercano questa atmosfera, ma non hanno un salone dove vige l’obbligo del frac proprio dietro l’angolo, si sono ormai spostati nel mondo digitale. Giochi di carte con cornici in stile Art Déco, persino elementi di arredo che ricordano lampadari a bracci e tende di velluto. Il tavolo da gioco è rimasto, solo lo spazio che lo circonda oggi è uno schermo.
Perché questa nostalgia sta tornando proprio ora
La tempistica non è casuale. La cultura dei club berlinesi è nel bel mezzo di un vero e proprio dibattito sulla propria sopravvivenza. Secondo un recente rapporto di The Berliner, nel 2025 ben il 39% dei club intervistati operava in perdita, rispetto al 21% del 2017. I giovani berlinesi bevono meno alcolici, escono meno spesso e spendono il loro budget per il tempo libero in modo diverso rispetto a dieci anni fa. Il festival culturale berlinese TAG DE CLUBKULTUR distribuirà quindi nell’ottobre 2026 oltre 410.000 euro a 32 club e collettivi, un segnale diretto di quanto la situazione venga ormai presa sul serio.
In questo contesto, l’ondata dei «Golden Twenties» sembra quasi un antidoto. Anziché seguire nuove tendenze, si ricorre a qualcosa che ha già funzionato in passato: glamour, artigianato, storie. Un drink a nove euro è una spesa prevedibile, ma l’esperienza che lo circonda rimane comunque straordinaria.
Allo stesso tempo emerge una seconda tendenza che sembra quasi paradossale. A ottobre, la Berlin Food Week porta per la prima volta alla Kulturbrauerei l’OkSoberfest, un evento completamente senza alcol. La sobrietà diventa una vera e propria dichiarazione di stile di vita, senza che per questo scompaia il desiderio di spettacolo, musica ed emozioni forti. Si vuole lo spettacolo, non necessariamente i postumi della sbornia che ne seguono.
Tra il velluto vero e lo schermo digitale
La vera domanda che si cela dietro tutto questo è in realtà semplice. L’estetica è sufficiente a placare il desiderio, o serve comunque lo spazio reale, il vero bicchiere in mano? La risposta è probabilmente entrambe le cose, ma in momenti diversi. Dopo il lavoro, spesso basta lo schermo. Nel fine settimana, invece, ci vuole il vero bar, con luci vere e persone vere tutt’intorno.
Chi è alla ricerca di nuovi indirizzi per questa esperienza del fine settimana troverà ciò che cerca, ad esempio, nei cocktail bar di Mitte, Prenzlauer Berg, Charlottenburg o Schöneberg, molti dei quali con proprio quel tocco storico che la Cocktail Week sta riportando in auge in tutta Berlino.
I Golden Twenties non sono mai stati solo un decennio. Erano uno stile di vita: trasformare il poco in molto, una stanzetta in un palcoscenico. A nove anni dal loro centenario, questo principio funziona sorprendentemente bene, sia al bancone di un vero bar che al tavolo della cucina di casa con il portatile.
Domande frequenti sulla Berlin Cocktail Week e sulla tendenza dei Golden Twenties
Che cos’è esattamente la Berlin Cocktail Week 2026? Un evento annuale in cui, dal 4 al 13 settembre 2026, oltre trenta bar berlinesi offriranno più di sessanta cocktail d’autore al prezzo unico di nove euro. L’edizione del 2026 era all’insegna dei Golden Twenties.
Perché Berlino si ispira proprio ora agli anni ’20? L’estetica dei «Roaring Twenties», con il jazz, l’Art Déco e il fascino degli speakeasy, offre un’alternativa nostalgica in un’epoca in cui i locali sono sotto pressione dal punto di vista finanziario e le abitudini di vita notturna stanno cambiando. Glamour anziché nuove tendenze, per così dire.
Da dove deriva il termine «speakeasy»? Dal periodo del proibizionismo statunitense degli anni ’20. I bar illegali dovevano operare in silenzio, da cui il nome. All’epoca i baristi svilupparono molte tecniche di preparazione dei cocktail che sono ancora oggi uno standard.
La vita notturna di Berlino è davvero sotto pressione? Sì. Rapporti recenti mostrano che nel 2025 circa il 39% dei locali intervistati operava in perdita, un netto aumento rispetto al 21% del 2017. Programmi di sostegno come TAG DE CLUBKULTUR mirano a contrastare questa tendenza.
Esiste un approccio analcolico a questa tendenza retrò? Certamente. La Berlin Food Week, nell’ottobre 2026, porterà per la prima volta alla Kulturbrauerei un evento analcolico, l’OkSoberfest, a dimostrazione che l’allestimento scenografico e il brivido possono funzionare anche senza alcol.
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